Bitcoin è una truffa?
La risposta onesta che i media non vi danno
In più di dieci anni con Bitcoin ho sentito chiamarlo truffa moltissime volte.
Da giornalisti che non l’avevano mai usato, da parenti preoccupati, da un mio amico che lavora in banca (lui in realtà non disse niente, mi guardò come se avessi detto una cosa che non si nomina mai tra persone perbene).
In Italia è stata per molto tempo la posizione di default: se Bitcoin sale è bolla, se scende è truffa, in ogni caso qualcosa da cui stare lontani.
Quando ho cominciato a guardarla da vicino, ho capito che il problema non era se l’accusa fosse vera.
Era che mescola almeno tre cose diverse, e ognuna chiede una risposta diversa.
Il protocollo è una truffa? Qualcuno vi sta ingannando con una costruzione fraudolenta?
Bitcoin è un asset senza valore reale destinato a crollare a zero? È la critica economica, fatta anche da diversi Premi Nobel.
Le persone vengono truffate usando Bitcoin? È la critica sul piano della criminalità.
Le tratto separatamente, con le fonti che ho. La decisione su cosa pensare di Bitcoin resta vostra, ed è più facile prenderla quando la domanda è formulata bene.
1. Il protocollo è una truffa?
Una truffa, nel senso tecnico, richiede tre cose: un ingannatore identificabile, un accordo falso, una promessa che non verrà mantenuta. Bitcoin non ne ha nessuna.
Il codice è pubblico dal primo giorno.
Chiunque può leggerlo, esaminarlo, copiarlo, eseguirlo sul proprio computer.
Non c’è un’azienda Bitcoin che riceve i vostri soldi e potrebbe sparire con essi.
Non c’è nemmeno un fondatore a cui chiedere conto: Satoshi Nakamoto è scomparso nel 2010 e non ha mai mosso i bitcoin minati nei primissimi mesi, neanche oggi che valgono decine di miliardi di dollari.
L’accusa più ricorrente è quella dello schema Ponzi — Krugman lo ha scritto pubblicamente, Roubini lo ripete da anni.
La logica superficiale tiene: chi entra prima guadagna grazie a chi entra dopo.
Ma sia la World Bank sia il Consiglio Federale Svizzero, già nel 2014, hanno analizzato l’accusa e l’hanno scartata.
In uno schema Ponzi c’è un operatore centrale che paga i vecchi investitori con i soldi dei nuovi.
In Bitcoin un operatore non c’è.
Il prezzo si forma su mercati aperti, per domanda e offerta, esattamente come per l’oro.
Chi compra a 100.000 dollari e vede scendere il prezzo non viene defraudato — ha pagato troppo per qualcosa che è sceso.
C’è poi una distinzione che la stampa fa raramente: il protocollo è una cosa, gli intermediari attorno a Bitcoin un’altra.
Mt. Gox nel 2014, FTX nel 2022, Celsius, Voyager — sono fallimenti di società centralizzate, alcune con frodi accertate dai tribunali.
In nessuno di questi casi è stato Bitcoin a fallire: è stato un intermediario che custodiva bitcoin altrui.
Il protocollo, in oltre quindici anni di operatività, non ha mai smesso di funzionare.
Quindi no, il protocollo non è una truffa.
È la risposta più facile delle tre, ma vale la pena dirla chiaramente.
2. Bitcoin è destinato a zero perché non ha valore reale?
Questa è la critica seria, e merita una risposta seria.
L’hanno avanzata almeno otto Premi Nobel. Krugman ha definito Bitcoin “una bolla avvolta nel tecno-misticismo”.
Eugene Fama, Nobel 2013, nel 2025 ha dichiarato che la probabilità che Bitcoin vada a zero entro dieci anni è “vicina a uno”.
Kenneth Rogoff, nel 2018, prevedeva che sarebbe sceso a 100 dollari più probabilmente che salito a 10.000.
Il problema è che queste previsioni hanno avuto torto, in modo documentato, per quindici anni.
Nel maggio 2026 Bitcoin ha superato 113.000 dollari.
Rogoff ha ammesso pubblicamente di essersi sbagliato.
Avere ragione sulla teoria e torto sui fatti per quindici anni di fila è un segnale.
Sull’accusa di “assenza di valore intrinseco” c’è un equivoco di partenza.
La scuola austriaca di economia, da Carl Menger in poi, sostiene da un secolo e mezzo che il valore intrinseco, come categoria, non esiste: il valore di una cosa è sempre soggettivo, è quello che qualcuno è disposto a dare in cambio.
Vale anche per l’oro.
Nel 2001 valeva 275 dollari l’oncia, oggi ne vale 4.700, e nel frattempo non è diventato diciassette volte più utile all’industria (o nove volte, se teniamo conto dell’inflazione da allora).
Il suo prezzo è in gran parte la monetizzazione della scarsità — la stessa cosa che vale per Bitcoin, in forma più pura.
L’offerta di bitcoin non crescerà mai oltre 21 milioni di unità, una soglia matematicamente garantita dal protocollo.
L’offerta di euro, dollari e yen cresce invece a discrezione delle banche centrali, negli ultimi anni a ritmi senza precedenti.
Poi ci sono i fatti del 2024–2026.
A gennaio 2024 la SEC americana ha approvato i primi ETF spot su Bitcoin.
BlackRock, Fidelity e altri grandi gestori permettono ora a fondi pensione e assicurazioni di detenere Bitcoin in strutture regolamentate.
L’ETF di BlackRock — IBIT — ha raccolto dieci miliardi in 49 giorni di trading, record assoluto; oggi supera i cinquanta miliardi gestiti.
Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, che nel 2017 aveva chiamato Bitcoin “una frode”, oggi permette, anzi consiglia, ai suoi clienti di comprarlo.
Niente di tutto questo dimostra che Bitcoin avrà valore tra cinquant’anni.
Ma non è il comportamento di un asset destinato a zero domani.
3. Le persone vengono truffate usando Bitcoin?
Qui la critica ha più peso, ma richiede una distinzione che la stampa quasi mai fa.
I dati.
Secondo il Chainalysis 2026 Crypto Crime Report, nel 2025 l’attività illecita in criptovalute ha raggiunto i 154 miliardi di dollari — un record, trainato però quasi interamente dall’evasione delle sanzioni da parte di stati come Russia (col token A7A5) e Corea del Nord.
La quota di transazioni illecite sul volume totale crypto resta comunque sotto l’1%.
Per confronto, l’ONU stima che ogni anno venga riciclato attraverso canali tradizionali — banche, contante, paradisi fiscali — il 2,7% del PIL mondiale: 2.600 miliardi di dollari.
Bitcoin è una frazione minima del crimine finanziario globale.
Bitcoin si è anche rivelato uno strumento poco gradito ai criminali seri.
Lo stesso Chainalysis mostra che la quota di Bitcoin sul totale delle transazioni illecite in criptovalute è crollata da oltre il 70% del 2021 a circa il 15% del 2025.
La maggior parte del crimine crypto si è spostata sulle stablecoin (USDT in testa), che oggi rappresentano l’84% del volume illecito.
Il motivo è semplice: Bitcoin è tracciabile.
Ogni transazione resta registrata su una blockchain pubblica, e le forze dell’ordine americane hanno recuperato centinaia di milioni di dollari di proventi criminali analizzandola — col contante non sarebbe stato possibile.
Discorso diverso per le truffe che usano Bitcoin come strumento di pagamento.
L’FBI ha riportato un aumento del 22% delle frodi crypto nel 2025: pig butchering (truffe romantiche o di investimento), exchange fasulli, schemi di rendimento garantito. Sono truffe vere, fanno male a persone vere.
Ma sono truffe che usano Bitcoin, esattamente come le truffe telefoniche usano i bonifici bancari, o come la mafia usa i contanti.
Il problema non è lo strumento — è la credulità umana di fronte a promesse di rendimenti impossibili, di amori improbabili, di opportunità “che solo voi avete la fortuna di poter cogliere”.
È anche la globalizzazione, la facilità di comunicazioni globali, magari con paesi “difficili” come la Cambogia o la Corea del Nord.
Cinquant’anni fa sarebbe stato tecnicamente impossibile a criminali di quei posti truffare gente comune nei nostri paesi.
Con o senza Bitcoin.
Se invece Bitcoin sparisse domani, queste truffe si sposterebbero su un altro canale entro un mese.
Quindi sì, esistono truffe che usano Bitcoin.
No, non sono Bitcoin. Imparare a riconoscere le minacce difende più che evitare lo strumento.
Dove sta il dibattito vero
Una volta separate le tre domande, il dibattito serio si riduce a uno: Bitcoin avrà valore duraturo, o è una bolla speculativa destinata prima o poi a sgonfiarsi?
Su questo persone intelligenti e in buona fede hanno posizioni opposte, e la storia non ha ancora dato un verdetto definitivo.
A favore della durabilità: quindici anni di sopravvivenza contro previsioni di morte ripetute; l’adozione istituzionale del 2024–2026; la scarsità assoluta, unica al mondo; l’erosione persistente del potere d’acquisto delle valute fiat.
A favore dello scetticismo: una volatilità ancora alta; un prezzo largamente determinato dalla speculazione; il rischio regolatorio non azzerato; la poca utilizzazione come mezzo di scambio.
Questo è il dibattito che vale la pena avere.
“Bitcoin è una truffa” è un dibattito mal posto.
Chi continua a insistere su quella formulazione — inclusi diversi Nobel — è ormai più vicino alla polemica che all’analisi. La differenza si vede dal track record.
La posizione difendibile
Tirando le somme, le posizioni possibili sono tre.
Indifendibile. “Bitcoin è una truffa”, nel senso letterale del termine. Non c’è un ingannatore, il protocollo è trasparente, i dati sull’uso criminale smentiscono l’idea di strumento prevalentemente illecito.
Indifendibile dall’altra parte. “Bitcoin va a 500.000 dollari dopodomani, è l’occasione della vita, non potete permettervi di non comprare.” La volatilità è reale, la speculazione è reale, il rischio è reale. Chi vi dice questo sta vendendo qualcosa.
Difendibile. Bitcoin è uno strumento monetario sperimentale con proprietà uniche — scarsità assoluta, decentralizzazione, resistenza alla censura — che lo rendono un’alternativa credibile alla svalutazione delle valute fiat, con rischi genuini che chiunque dovrebbe comprendere prima di parteciparvi.
La mia posizione
Tra tutti gli argomenti qui riassunti ho sempre considerato quello del valore intrinseco o meno di bitcoin il meno comprensibile per me.
Bitcoin ha valore in quanto soddisfa le caratteristiche o qualità essenziali del denaro complessivamente meglio dell’oro e molto molto meglio delle cosiddette valute fiat (euro, dollari, eccetera).
Sì, è così semplice, in fondo.
Molte persone non se ne sono ancora accorte.
Bitcoin è così immateriale, non è una cosa che si vede o si tocca, come l’oro.
Non tutti riescono istintivamente a comprenderlo, ad accettarlo.
Fa parte della natura umana (da cui sono affetti anche i premi Nobel).
E così, sempre per la natura umana, Bitcoin aumenta di valore non linearmente, ma tramite cicli di euforia e paura.
Il momento in cui Bitcoin poteva essere bloccato o morire e rivelarsi niente più di un progetto fallito (e quindi, anche se non intenzionalmente, una truffa per chi ci aveva messo dei soldi) è probabilmente ormai passato.
Se siete arrivati fino a qui, avete la materia prima per valutare se Bitcoin è o meno una truffa.
Non serve il TG delle otto.
Vi serve quello che vi serve sempre: leggere le fonti, pensare con calma, e diffidare di chi vi dice che la risposta è semplice.
Nei prossimi articoli vedremo perché Bitcoin merita di essere capito, anche da chi alla fine deciderà di non comprarne.
Fino ad allora, grazie per essere arrivati fino in fondo.



